Obiettivi di Raccolta differenziata stabiliti dalle norme vigenti a luglio 2008

Forse tutti lo sanno già, ma a chi fosse sfuggito voglio ricordare i riferimenti legislativi che stabiliscono gli obiettivi di raccolta differenziata con le relative scadenze. Ed inoltre le modifiche sopravvenute a gennaio di quest’anno che escludono dal calcolo della raccolta differenziata la parte organica ricavata con selezione meccanica dell’indiffirenziato:

Il decreto 152/06 all'articolo 205 comma 1 stabilisce obiettivi e scadenze; il decreto n. 4 del 2008 esclude la parte organica separata meccanicamente. Di seguito suggerisco il percorso per ricavare tali norme.
All'articolo del decreto 152/06 'delega ambientale' si trovano all'articolo 205 comma 1.  i limiti minimi di raccolta differenziata da raggiungere progressivamente alle varie scadenze fino al 65% entro il 31 dicembre del 2012. Segue il comma 2. che recita:

'2. La frazione organica umida separata fisicamente dopo la raccolta e finalizzata al recupero complessivo tra materia ed energia, secondo i criteri dell'economicità, dell'efficacià dell'efficienza e della trasparenza del sistema, contribuisce al raggiungimento degli obiettivi di cui al comma 1.'

Il Decreto legislativo che lo modifica è il 'Decreto Legislativo 16 gennaio 2008, n. 4'.
Anche questo può trovare sul sito del Parlamento nei vari decreti approvati nel 2008.
Esso è costituito da soli 4 articoli di cui il primo contiene tutta una serie di modifiche del 152, è così strutturato:

Decreto Legislativo 16 gennaio 2008, n. 4     
"Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale"

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 24 del 29 gennaio 2008 - Suppl. Ordinario n. 24/L

E m a n a
il seguente decreto legislativo:

Art.1

Modifiche alle parti prima e seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152

28-ter All'articolo 205, il comma 2 e' soppresso.

Come si vede il comma 28-ter all’articolo 1 del D.Lgs. 4/08 sopprime la parte che nella 152 permetteva di conteggiare anche la parte organica separata fisicamente ai fini dei livelli di Raccolta Differenziata.


Un diverso ciclo dei rifiuti per un diverso futuro

La drammatica emergenza in Campania sta ridando fiato agli inceneritoristi. Dopo il taglio dei CIP6, non par vero di poter rilanciare la questione motivando l'emergenza con la mancata costruzione di inceneritori. Se si guarda con obiettività è chiaro a tutti che le cause sono opposte. Proprio l'aver puntato tutto sugli inceneritori, come soluzione del futuro, si sono accumulate in tutta la regione "eco" balle per oltre sei milioni di tonnellate di rifiuti e per le strade tutti quelli prodotti quotidianamente, per la mancanza di una seria politica di gestione che punti su riduzione, raccolta differenziata e riciclaggio. E' drammatico che questo avvenga in una regione governata da tempo dal centro sinistra.

Giorgio Gaber avrebbe detto che la raccolta differenziata era di "sinistra" e l'incenerimento di "destra", ma è vero? Alla luce dei fatti no. Oltre alle giunte Bassolino e Jervolino, se facessimo un'indagine approfondita in Italia, forse non troveremmo una maggioranza di raccolta differenziata fatta da amministrazioni di sinistra, ma troveremmo tanto incenerimento. Gaber si sarebbe sbagliato? Forse perché risparmiare rifiuti è da gente povera, che non ama sprecare. Allora perché gli amministratori di questo popolo amano tanto bruciare i rifiuti? Cercare la risposta a questo interrogativo serve anche a individuare un pezzo di percorso per il rinnovamento della sinistra.

Le amministrazioni pubbliche, per decenni hanno fornito servizi adeguati ai cittadini meno abbienti: acqua potabile, trasporti, igiene urbana, energia. Ma poi qualcosa è cambiato. Nella gestione di ogni attività, produzione o servizio è prevalsa la logica della resa economica. Il mezzo (l’azienda che forniva servizi) è diventato il fine (far profitti). Ecco forse perché chi amministra il popolo di sinistra trova più utile incenerire: perché garantisce più profitti alla propria azienda, che nel frattempo è diventata sempre più privata.
Ecco perchè amministratori di "sinistra" si alleano con governanti di "destra" per continuare la truffa dei CIP6.
Occorre uscire da questa trappola, quando parliamo del ciclo dei rifiuti non possiamo più affrontarlo solo come finalizzato alla loro eliminazione.
Se una volta l'obiettivo principale era quello di raccogliere e smaltire i rifiuti con il minore impatto possibile; in seguito alla presa coscienza dell'esauribilità delle risorse, si è sviluppata la raccolta differenziata per limitare i rifiuti smaltiti e recuparare un po' di materia; ora questo non è più sufficiente.
Cosa fare?

Occorre suddividere il ciclo dei rifiuti in tre segmenti, dei quali il primo è di gran lunga il più importante: la Prevenzione. Cioè tutte quelle pratiche indispensabili per evitare di produrre rifiuti. Ora nessuno se ne fa carico perché in quella fase il rifiuto non esiste ancora. La futura gestione dei ciclo dei rifiuti dovrà indicare chi debba assumere tale compito, senz’altro pubblico.
Finora alle aziende che gestiscono i rifiuti viene affidato tutto il ciclo, dalla raccolta allo smaltimento. Questo si dice, per trasferire i costi delle raccolte sui rendimenti degli impianti di smaltimento. Proprio questo dimostra che questi impianti, essendo più redditizi, spingono le aziende a privilegiarli. Pertanto se anche le dichiarazioni formali garantiscono il massimo impegno per le raccolte differenziate, perché mai un’azienda che guadagna smaltendo rifiuti dovrebbe privilegiare l'impegno a ridurre i materiali da mandare ai propri impianti?

Del resto, anche un'azienda che guadagna dalla raccolta e il riciclaggio dei rifiuti, perché mai dovrebbe impegnarsi in politiche di riduzione?

Queste due considerazioni ci fanno dire che i tre segmenti del ciclo dei rifiuti possono rispondere al fine prioritario solo se gestiti da soggetti separati, con interessi concorrenti fra loro.
Se questo e vero, il ciclo integrato dei rifiuti, che comprende riduzione, raccolta e smaltimento, non è adatto all’obiettivo dato di limitare al massimo i rifiuti.

Occorre definire per legge agevolazioni economiche che favoriscano la non produzione di rifiuti e poi il recupero di materia, penalizzando i processi di smaltimento. Altro impegno importante è sviluppare la ricerca orientata alla progettazione e al reinserimento delle materie seconde nei cicli produttivi.


Questo perché è ormai evidente quanto sia parziale il recupero energetico dall'incenerimento. Nessun privato realizzerebbe un "termoutilizzatore" se non gli venissero garantite ingenti sovvenzioni pubbliche; inoltre, una centrale a gas deve pagare il combustibile, mentre è il combustibile da rifiuto a pagare l'inceneritore. Solo così può sostenersi un impianto la cui realizzazione costa quasi dieci volte una turbogas di pari potenza.
Contrastare inceneritori e discariche non è utopia, ma razionalità ambientale ed economica.


Alcuni elementi della gestione dei Rifiuti in Piemonte

Il seminario sui rifiuti del 9 ottobre 2008, organizzato dalla Commissione Ambiente Regionale del PRC, ci è servito per approfondire alcuni aspetti e per scambiarci esperienze e informazioni sull’andamento della produzione, dei sistemi di raccolta, del riciclaggio e dello smaltimento in Piemonte. Il tema è così vasto che per ciascuno di questi filoni occorrerebbe un seminario dedicato.
Si è voluto anche dare un contributo a chi, interessato al problema rifiuti, si trova però disorientato dalle recenti azioni negative nei confronti del metodo porta a porta di raccolta differenziata. Il seminario ha raccolto le esperienze più significative ed esemplari in Piemonte valutandone l’efficacia e l’economicità.

Per quanto riguarda la riduzione dei rifiuti (1° punto da perseguire secondo il decreto Ronchi del 1997) constatiamo che nel Nord Italia c’è una tendenza alla diminuzione del rifiuto globale pur con dei paradossi: infatti la provincia di Torino tende al calo, nonostante che il capoluogo continui ostinatamente ad aumentare i suoi rifiuti del 3% l’anno. Questo è un aspetto da approfondire, ma non siamo molto lontani dal vero quando riteniamo che la causa sia nel sistema di raccolta, che è ancora in troppi quartieri del tipo a grandi cassoni stradali; ciò provoca conferimenti anomali di rifiuti dalle aziende che dovrebbero avere un loro percorso separato. Ad Asti, Verbania, Novara dove si è impostato e consolidato un sistema di raccolta porta a porta e un grande impegno dei comuni sul compostaggio domestico, i rifiuti calano.


Un altro filone che meriterebbe un seminario a parte e una ricerca accurata è quello del riciclaggio. Quale destino hanno i materiali della raccolta differenziata? Ai cittadini non è chiaro e anche fra i nostri compagni serpeggia il dubbio che la raccolta differenziata non vada a buon fine, occorrerebbe anche dedicare particolare attenzione agli impianti di riciclaggio in particolare quando la raccolta differenziata assume livelli rilevanti.

Il seminario ha messo a confronto i sistemi di raccolta e smaltimento dei principali consorzi del Piemonte. Poiché opinioni differenti fra loro sostengono che i buoni risultati si possono ottenere solo in realtà aventi una particolare urbanizzazione, è stato interessante verificare i risultati di situazioni molto differenti, capoluoghi di provincia anche densamente urbanizzati e aree urbanisticamente più distribuite.
La città di Novara, che conta quasi 103.000 abitanti ha una raccolta differenziata che ha superato il 68%. Questo livello è stato raggiunto in un tempo relativamente breve adottando il sistema porta a porta, con piccoli cassonetti all’interno dei cortili o su strada quando non era possibile, ma dotati di lucchetto dedicato, e una raccolta a sacchi trasparenti prepagati dagli utenti per la plastica e l’indifferenziato. Le raccolte avvengono da 1 a 2 volte alla settimana a seconda del materiale. La riduzione dei costi di smaltimento ha compensato l’aumento dei costi di raccolta L’investimento iniziale e la sensibilizzazione sono stati finanziati dalla Regione.  

Un altro esempio significativo è la città di Asti  che ha superato il 60%. Il sistema porta a porta, attivo anche nei centri maggiori della Provincia, non ha evidenziato aumenti significativi della tariffa. I costi complessivamente piuttosto pesanti per i cittadini sono dovuti   invece ai costi di una piccola discarica che prevede l’ammortamento in appena cinque anni, e l’applicazione in tariffa dei costi per la conduzione post mortem della discarica stessa. L’organico raccolto porta a porta consente la produzione di compost con marchio di qualità in un impianto consortile, ceduto agli agricoltori come ammendante dei terreni, e molto apprezzato. L’estensione della raccolta porta a porta e la messa a regime di tutti gli impianti ha prodotto oltre 90 posti di lavoro in più.

La provincia di Verbania che ha comuni anche piccolissimi  è al 48% e soprattutto ha una bassa produzione di rifiuti.Verbania capoluogo col porta a porta è al 64% di Raccolta Differenziata e si distingue Gravellona, comune di 7.600 abitanti che ha introdotto di recente il sistema dei sacchi prepagati e ha visto diminuire i suoi rifiuti in modo considerevole con una Raccolta Differenziata al 74%.  Per non parlare di Pieve Vergonte (2765 ab.) che, nei primi nove mesi del 2006, ha il 73% di Raccolta Differenziata e manda allo smaltimento solo 52,5 Kg. di rifiuti per abitante, cioè meno di due etti al giorno!

Alessandria  sta consolidando solo ora la “rivoluzione del porta a porta”, infatti al 31.12.2005 la raccolta differenziata era al 28.8% e ha dovuto pagare le multe stabilite dalla legge regionale, in applicazione del decreto Ronchi, per chi non aveva raggiunto il 35%. Nel 2006 i quartieri del capoluogo passati al porta a porta balzano al 64.8%. I maggiori costi della raccolta differenziata sono quasi tutti coperti dal risparmio sullo smaltimento, tenendo conto del fatto che a fronte di 40.000 abitanti serviti sono stati creati 18 nuovi posti di lavoro.

Una considerazione quindi interessante che il seminario ha messo in luce, sfatando tanti luoghi comuni, è che l’organizzazione di raccolte differenziate spinte e i risultati positivi non dipendono dal tipo di insediamento urbano e dalla sua morfologia ma prevalentemente dalla serietà con cui si affrontano i problemi, infatti Novara città con più di 100.000 abitanti e Verbania – provincia a tipologia abitativa diffusa senza grandi agglomerati urbani – hanno risultati comparabili. Fondamentale è però il continuo rapporto con i cittadini, la trasparenza e l’informazione.

In Provincia di Torino sono ormai tantissimi i comuni che hanno adottato il porta a porta con risultati ottimi che sfiorano o superano il 60% di Raccolta Differenziata. Mentre il comune di Torino, ponendosi l’obiettivo  minimale del 40% condiziona tutta la programmazione provinciale a favore del progetto del nuovo inceneritore. Ricordiamo per inciso che nel 1998 il programma comunale prevedeva una Raccolta Differenziata minima a cui tendere del 50%.  Nel contempo è  stato sfatato a Torino il luogo comune che nelle grandi città esistevano enormi difficoltà per attuare una raccolta differenziata porta a porta che desse esiti importanti: infatti nelle tre aree torinesi in cui si è effettuata seriamente - su 160.000 abitanti - i risultati si sono visti. La Raccolta Differenziata si è subito posizionata al 59%. 
Esistono però in provincia di Torino realtà che hanno problematicità, come il Consorzio Covar 14, dove il passaggio al sistema porta a porta ha coinciso con tutta una serie di altri fattori, anche sommandosi a conseguenze di una cattiva gestione passata,  e ciò ha portato ad aumenti anomali della tariffa a carico dei cittadini. Purtroppo si è diffusa la convinzione che la responsabilità fosse del nuovo sistema porta a porta. A nostro parere ciò è totalmente falso, infatti una realtà confinante e con le stesse caratteristiche, il Consorzio Chierese, ha raggiunto il 61 % di Raccolta Differenziata pur avendo costi molto più bassi del Covar 14.

Abbiamo infine provato a confrontare i costi fra le varie realtà regionali. Essi sono però molto variabili soprattutto a causa dello smaltimento, incide molto ad esempio la presenza o meno in loco di una discarica, la sua vetustà (un impianto vecchio costa poco), la presenza o meno di impianti di inertizzazione o pretrattamento, se gli impianti esistenti sono ancora in fase di ammortamento, se esistono costi post-mortem di vecchie discariche ecc.  Tutto ciò rende quasi impossibile un confronto puntuale fra le varie province.


Osservazioni e rilievi avverso l’istanza di giudizio di Compatibilità ambientale presentata dalla ATI BEG S.p.A.  -  GESENU  S.p.A.  -   SECIT  S.p.A. per la realizzazione di un “Impianto di trattamento rifiuti (compostaggio e Pirolisi) e discarica a servizio in località Rimessa nuova in Civitavecchia”

logoforum






Alla Regione Lazio
Dipartimento del Territorio
Direzione regionale ambiente
Area Valutazione Impatto Ambientale
Viale del Tintoretto n. 432
00142 ROMA

Provincia di Roma
Assessorato Ambiente – Dipartimento IV
Servizi di Tutela Ambientale
Via IV Novembre 119/A
00187 Roma

Comune di Civitavecchia
Assessorato Ambiente
Via Terme di Traiano 42,
00053 Civitavecchia (RM)


OGGETTO: Osservazioni e rilievi avverso l'istanza di giudizio di Compatibilità ambientale presentata dalla ATI BEG S.p.A.  -  GESENU  S.p.A.  -   SECIT  S.p.A. per la realizzazione di un "Impianto di trattamento rifiuti (compostaggio e Pirolisi) e discarica a servizio in località
Rimessa nuova in Civitavecchia"

La sottoscritta Associazione Forum Ambientalista, associazione di tutela ambientale riconosciuta dal Ministero dell'Ambiente con sede a Roma, Via Sant'Ambrogio 4, ai sensi dell'art. 6, comma 9 della legge 349/86, presenta le allegate osservazioni sui progetti relativi a quanto in oggetto, nei tempi e nei modi indicati nell'Avviso pubblico comparso sul quotidiano Sole24 ore in data 31.12.2007 ed ai sensi dell'art.29 della parte II del D.Lgs. 152/06
Si chiede formalmente che nel giudizio di compatibilità vengano considerate le osservazioni qui presentate e che su di esse ci si esprima singolarmente.
Civitavecchia, 12.02.08

La responsabile locale Civitavecchia      Simona Ricotti                                       
Il responsabile regionale Lazio               Elio Romano   
Il portavoce nazionale                             Ciro Pesacane


OSSERVAZIONI E RILIEVI AVVERSO IL PROGETTO
“IMPIANTO DI TRATTAMENTO RIFIUTI (COMPOSTAGGIO E PIROLISI) E DISCARICA DI SERVIZIO IN LOCALITA"RIMESSA NUOVA IN CIVITAVECCHIA"

PREMESSO

che la scrivente Associazione ha tra i propri fini statutari la tutela e la valorizzazione dell'ambiente e del territorio, connesse anche con la tutela della salute dei cittadini;

che, con Avviso Pubblico del 31 dicembre 2007, l'A.T.I. - BEG S.p.a. GESENU S.p.a. e SECIT S.p.a. - ha presentato Istanza di Giudizio di Compatibilità Ambientale per il Progetto di "Impianto di trattamento rifiuti (compostaggio e Pirolisi) e discarica a servizio in località Rimessa nuova in Civitavecchia" (di seguito denominato, più brevemente, Progetto) ai sensi della normativa vigente in materia di Via, depositando presso l'autorità competente Regione Lazio - Dipartimento del Territorio - Direzione Regionale Ambiente, Area Valutazione Impatto Ambientale - il Progetto e lo Studio di Impatto Ambientale relativo all'intervento indicato;

che in tale Avviso è indicato il termine di 45 giorni, dalla data di pubblicazione (30.12.07), per presentare, presso codesto Ufficio ed in forma scritta, Osservazioni sull'opera in oggetto;

che, contrariamente a quanto sostenuto ed argomentato dal Proponente, l'Impianto che si intende realizzare, di cui al Progetto in argomento, come verrà di seguito precisato e documentato:

1) si pone in violazione di norme;
2) reca pregiudizio all'ambiente ed al territorio;
3) reca danno alla salute e lede gli interessi dei cittadini residenti nel territorio dello stesso Comune e nelle zone limitrofe;

che, pertanto, è interesse della sottoscrivente associazione, vedere respinta l’istanza di rilascio dell'Autorizzazione Integrata Ambientale formulata dalla ATI. BEG S.p.a., GESENU S.p.a. e SECIT S.p.a.


OSSERVA E RILEVA

Le Osservazioni sono inerenti l'Istanza di Giudizio di Compatibilità Ambientale del Progetto in oggetto, ma in considerazione del fatto che questa è stata presentata nell'ambito della contestuale Istanza di Rilascio di Autorizzazione Integrata Ambientale, si ritiene doveroso evidenziare che la richiesta, in cui si cita testualmente:

-Viene dichiarato che ai sensi dell'art. 76 del DPR 445/2000 si è consapevoli delle conseguenze in caso di dichiarazioni false o non più rispondenti a verità-

viene avanzata per impianto esistente - prima autorizzazione.

Orbene tale dichiarazione è palesemente falsa sia in base al buon senso, sia in relazione a quanto previsto dall'Art.1 lettera D del D.L. 18 febbraio 2005, n° 59 che definisce:

-Impianto esistente: un impianto che, al 10 novembre 1999, aveva ottenuto tutte le autorizzazioni ambientali necessarie all'esercizio, o il provvedimento positivo di compatibilità ambientale, o per il quale a tale data erano state presentate richieste complete per tutte le autorizzazioni ambientali necessarie per il suo esercizio, a condizione che esso sia entrato in funzione entro il 10 novembre 2000-

Nel comunicare che sarà premura della scrivente Associazione far presente tale violazione delle norme agli Organi competenti, si evidenzia che la domanda doveva essere presentata per -impianto nuovo-.
Peraltro l'intera Sezione B/"Dati e notizie sull'impianto attuale" è interamente cassata dalla domanda. Ciò parrebbe una contraddizione ed un'incompletezza.

Inoltre si osserva che:

-    il Quadro A7/"Quadro Normativo attuale in termini di limiti alle emissioni" non risulta compilato;
-    il Quadro A9/"Informazioni sui corpi recettori degli carichi idrici" non risulta compilato;
-    il Quadro C3 "Consumi ed emissioni dell'impianto da autorizzare"non risulta compilato;
-    il Quadro C4/" Benefici Ambientali Attesi" non risulta compilato;
-    il Quadro C5/"Programma degli interventi di adeguamento" non risulta compilato;

Inoltre:

-    D.3.2./"Verifica di conformità dei criteri di soddisfazione". Viene definita soddisfacente rispetto a SQA l'emissione in aria. Si osserva che lo studio è incompleto per tale valutazione (vedi Osservazioni a Relazione Monografica Atmosfera);
-    il Quadro DA/"Metodo di individuazione della soluzione MTD applicabile" non risulta compilato, impedendo una valutazione oggettiva del soddisfacimento dei criteri di confronto con le migliori tecnologie disponibili.

a)    Le presenti osservazioni seguono la numerazione delle pagine, dei capitoli e dei paragrafi della Relazione Tecnica

A Pag. 3 si legge

-Il progetto, che ha preso le mosse da uno studio di prefattibilità del Comune di Civitavecchia per una finanza di progetto dell'anno 2006 per l'intervento "Costruzione e gestione di un impianto di trattamento rifiuti da realizzare su area di proprietà comunale e contestuale individuazione di area per la realizzazione di una discarica- alla quale l'ATI ha partecipato con esito favorevole"

Osservazioni

Non corrisponde al vero l'affermazione che l'ATI avrebbe partecipato al Project financing con esito positivo.
Infatti, il Project financing è stato posto in fase di valutazione, giusta sentenza del TAR Lazio relativa al ricorso R.G.342 del 2007, con Delibera di Giunta n.117 del 02/08/2007 (all1) con la quale si è stabilito di:

- di avviare il procedimento per la valutazione della proposta presentata dalla Spett. società BEG s.p.a., concernente la - costruzione e gestione di un impianto di trattamento rifiuti da realizzare su area di proprietà comunale e contestuale individuazione di area per la realizzazione di una discarica …Omissis
- Di costituire apposita commissione per la valutazione tecnico-economica-finanziaria della proposta…Omissis-

 I lavori di tale commissione sono ancora in corso e non è ancora noto, di conseguenza, l'esito di tale valutazione.
A Pag 7
si rimanda ad una data successiva la verifica dell'esistenza di una "conduttura interrata dell'acquedotto" che potrebbe inficiare l'intero progetto.

Osservazioni

Ciò non risulta coerente con la necessità di valutare in sede di AIA non solo l'impatto ambientale ma anche l’effettiva fattibilità tecnica della proposta in oggetto.

 Paragrafo 5.5:

Per quanto riguarda le emissioni attese dall'impianto si osserva quanto segue:

1) la caratterizzazione attesa del coke di pirolisi, del gas di pirolisi e delle emissioni illustrate a pag. 33 non è riferibile in modo inequivocabile alla qualità e quantità di RSU effettivamente trattati nell'impianto. Quindi non è possibile alcuna valutazione sull'attendibilità di tali informazioni.

2) Il riferimento ai dati di emissione dell'impianto analogo MPA di Burgau (Germania) non è considerabile come rilevante, ai fini della valutazione di impatto ambientale dell'impianto proposto, in assenza di raffronti quantitativi tra le tipologie di alimentazione (RSU) previste nei due impianti.

3)Mancano riferimenti ai valori attesi di emissioni al camino per quanto riguarda particolato, diossine e furani

4)Mancano riferimenti ai valori attesi del contenuto in metalli pesanti, PCB, diossine e furani nelle scorie della pirolisi, nelle polveri captate dal sistema di trattamento fumi e nelle ceneri estratte dalla caldaia.

5)Il proponente non indica esplicitamente i valori effettivi che intende garantire in fase di esercizio per tutti gli inquinanti possibili e prevedibili nei residui solidi, liquidi e gassosi.

Paragrafo.6
A pag.35
Osservazioni

La nuova discarica proposta viene classificata come "discarica per rifiuti non pericolosi". Peraltro il suo dimensionamento è stato calcolato per assorbire le scorie e gli scarti provenienti dall'impianto di pirolisi (40.000 tonn/anno) che tali, in linea di principio, non possono essere definiti. E' noto dalla letteratura, infatti, che nelle scorie della pirolisi o gassificazione degli RSU, si accumulano buona parte dei metalli pesanti contenuti negli RSU e delle diossine che si formano durante la combustione.
La stessa osservazione è applicabile alle polveri catturate dai filtri a manica.
Le scorie/polveri/ceneri sono pertanto classificabili come rifiuti pericolosi.
Né è stato possibile accertare dalla documentazione allegata alla richiesta di AIA, la garanzia dell'osservanza dei requisiti di legge (D.Lgs No. 36/2003) per quanto riguarda la possibilità di conferire in discarica rifiuti pericolosi, con caratteristiche precise in ordine alla loro stabilità e non reattività.

Pertanto in assenza di una garanzia esplicita della qualità delle scorie/ceneri/polveri previste uscire dall'impianto (vedi Osservazioni al punto 4 sopra menzionato), non è possibile a nostro parere esprimere alcuna valutazione sulla validità complessiva dell'impianto proposto, non potendosi evidentemente accettare la posizione di chi eventualmente intendesse rimandare ad una seconda fase di approfondimento tale questione, che risulta essere invece dirimente ai fini del rilascio dell'AIA richiesta

A Pag.49 si afferma che saranno realizzati pozzi per il drenaggio di biogas con torcia di accensione.

Osservazioni

Trattandosi per lo più di metano, un gas con potere climalterante di molto superiore a quello della CO2, si raccomanda di valutare la possibilità che esso sia distrutto nella camera di combustione prevista a servizio del pirolizzatore anziché utilizzare una torcia di dubbia efficacia ed efficienza.

A Pag. 50: il sistema di monitoraggio delle acque sotterranee proposto, è costituito da tre pozzi: uno a monte e due a valle della discarica.

Osservazioni

Si ritiene tale predisposizione insufficiente in relazione al significativo rischio di inquinamento della falda per quanto osservato successivamente per pag. 103 della SIA.

b)    Le presenti osservazioni seguono la numerazione delle pagine, dei capitoli e dei paragrafi della Relazione Mobilità

A Pag. 15
Si stima un incremento di 12 mezzi pesanti/ora sulla base del traffico indotto dal trasporto degli RSU all'impianto.

 Osservazioni

Nessuna stima è stata fatta relativamente al trasporto del BIOSTABILIZZATO
in uscita dall'impianto, né di altri materiali connessi al funzionamento in
continuo dell'impianto, come: percolato (20000 m3/anno), bicarbonato di
sodio, carboni attivi, ecc.
Pertanto tale stima sembra poco conservativa.
Si osserva comunque che l'incremento di traffico atteso nella postazione 2 post
operam, è del 75% fra le 17.00 e le 18.00, mentre poco oltre a pag. 17 si
afferma che
"...si prevede anche incompatibilità di marcia simultanea di mezzi pesanti su corsie di senso opposto (vedi foto 4)".
 Si osserva che il costo dello studio e dell'implementazione delle azioni correttive necessarie alla viabilità locale attualmente prevista, ed addebitabile al proponente, non è conteggiato nel Piano Finanziario.

c)    Le presenti osservazioni seguono la numerazione delle pagine, dei capitoli e dei paragrafi della Relazione Atmosfera


Osservazioni

Tale documento include lo studio degli effetti indotti, nell'atmosfera del territorio, dal traffico aggiuntivo di mezzi pesanti previsti in fase di esercizio dell'impianto proposto, senza studiare gli effetti indotti dal funzionamento stesso dell'impianto che prevede l'immissione diretta in atmosfera di inquinanti, peraltro imprecisati in ordine alla loro natura e quantità (come già osservato più sopra par.). Tale studio, pertanto, è incompleto ai fini di una corretta VIA.

Inoltre

A pag 19 si legge

-Concludendo …….i dati del citato studio …..hanno evidenziato che l'inquinamento atmosferico di questo Comune è essenzialmente riconducibile all'intenso traffico auto veicolare-

Osservazioni

Solo facendo riferimento alle polveri si evidenzia che nell'anno 2000 il polo energetico dell'Alto Lazio ne ha emesso totalmente la quantità di:
1.152 tonn/a di polveri totali e 748 tonn/a di PM 10 di cui:
traffico navale                           100 tonn/a;
traffico autoveicolare                82 tonn/a;
riscaldamenti domestici            56 tonn/a
*(dati validati dal Ministero dell'Ambiente e citati a pag. 32 e 33 della Fase Istruttoria della Valutazione di Impatto Ambientale dal Gruppo Istruttore su base di dati ENEL).

Individuare la causa degli alti livelli di polveri a Civitavecchia nel traffico è quindi una pura mistificazione, emblematica della volontà di voler artatamente disconoscere il grave livello di inquinamento che le tante servitù presenti sul territorio, omesse nel presente studio, hanno comportato sull'ambiente e sulla salute della collettività.

d)    Le presenti osservazioni seguono la numerazione delle pagine, dei capitoli e dei paragrafi dello Studio d'Impatto Ambientale (SIA)

La Carta dei Vincoli e delle Servitù: in fig. 8 si segnala la presenza di due
fasce di rispetto per i piloni dell'elettrodotto, una delle quali non è
riportata nella fig. 9/Area idonea residua, pur insistendo proprio nell'area
destinata ad ospitare l'impianto di pirolisi.


Osservazioni

Quanto esposto non permette di valutare l'effettiva fattibilità della disposizione d'impianto proposta nella documentazione tecnica allegata che appare del tutta generica e non studiata in relazione alla localizzazione proposta.


A Pag. 4 si legge

- il progetto tiene conto …… e delle linee guida riportate nel documento del commissario delegato per l’emergenza ambientale nel territorio della regione Lazio del 3 giugno 2004 prot. 362/RUP-

Osservazioni

L'analisi condotta dal proponente fa riferimento ad un Quadro di Riferimento Programmatico completamente superato. Infatti Il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, Commissario straordinario del Governo per l'emergenza rifiuti nel Lazio, ha firmato il 18 ottobre 2007 il Piano degli Interventi d'Emergenza per l'intero territorio del Lazio, fondato sulla raccolta differenziata e la chiusura del ciclo.
In tale piano si punta sul 50% di raccolta differenziata entro il 31/12/2010, da raggiungere con un nuovo modello organizzativo, che dovrà puntare: sulla raccolta porta a porta oltre che sulla raccolta stradale; sulla produzione di compost di qualità in impianti di bacino che servano mediamente di 120-150.000 abitanti. Nel piano in questione le linee di termovalorizzazione sono già individuate e non si prevedono ulteriori impianti, e il presente progetto non rientra tra quelli preventivati.

A Pag.5 si legge

-Nelle zone in cui è prevista la discarica in esame, per un raggio molto ampio non sono presenti altri impianti di discarica attivi se non l’ultimo stralcio di una discarica di emergenza di prossima chiusura (gennaio 2008)-

Osservazioni

Tale asserzione non corrisponde assolutamente al vero. Infatti il proponente non poteva non sapere che, come risulta da ogni qualsivoglia documento ufficiale, la discarica di Fosso del Crepacuore, esaurita da pochi giorni, è stata sostituita da una discarica di 97.087 mc richiesta dalla società MAD ed autorizzata con ordinanza commissariale 17/2007.
Inoltre ormai da svariati anni sono attive una discarica di II categoria di tipo C per rifiuti pericolosi sita in Cava della Legnaia e una discarica di II categoria di tipo B per rifiuti speciali sita in località Poggio Elevato entrambe in carico alla Società Guerrucci Mario S.a.s.
Le citate discariche sono quasi tutte in terreni estremamente vicini, quando addirittura non attigui, al terreno individuato dalla Beg per la localizzazione dell'impianto proposto.

A Pag. 7/8 si legge

-In conformità con l'art.23 comma a ) D.lgs 152/06 e secondo le indicazioni di cui all’allegato V del Medesimo decreto sono stati, in particolare, sviluppati i seguenti argomenti:

- descrizione del progetto, con in particolare…………..omissis
- illustrazione delle principali soluzioni alternative prese in esame con indicazione   dei motivi principali della scelta compiuta dal committente o proponente
- le relazioni tra il progetto e gli strumenti di programmazione e di pianificazione vigenti.-

Osservazioni

In realtà il proponente non ha preso in considerazione alcuna alternativa di sistema.
Infatti a pag.53/54 nel paragrafo trattante l’argomento ed intitolato:
 
- MOTIVAZIONI TECNICHE ED ALTERNATIVE PROGETTUALI -
si legge esclusivamente che :

-Nel bando originario del Comune era prevista la realizzazione di un impianto di selezione e produzione di combustibile da rifiuti (CDR) a servizio dei comuni di Civitavecchia, Tolfa e Allumiere. A seguito di integrazione del Bando da parte del Comune di Civitavecchia, è stata superata la soluzione progettuale precedentemente adottata e si è elaborata una soluzione alternativa che prevede l'adozione di una linea che permette la valorizzazione dello sfruttamento energetico del rifiuto con il minimo impatto ambientale perseguibile e l'abbattimento dei quantitativi conferiti in discarica. Tale soluzione prevede l'adozione della tecnologia della pirolisi unita alla biostabilizzazione della frazione umida.
Il dimensionamento finale dell'impianto e della discarica di servizio sono tali da garantire un adeguata risposta anche alle esigenze di trattamento dei rifiuti urbani dell'intero quadrante nord della provincia di Roma.-
Ed ancora a pag. 73 dello stesso SIA

- non sono state considerate, nel presente studio, vere e proprie alternative progettuali, in
quanto le alternative possibili erano riferibili all'impianto di selezione, bio-stabilizzazione e
pirolisi, ma è indispensabile per il buon funzionamento di questo avere una discarica di
servizio….omissis …-

Risulta quindi evidente che non vi è la presa in considerazione di alcuna alternativa, tantomeno la comparazione tra diversi impianti e l'individuazione di quello che avrebbe avuto il minore impatto ambientale conseguibile, come potrebbe essere la scelta di un impianto TMB.
Peraltro si fa presente che non corrisponde al vero l'affermazione che - Nel bando originario del Comune era prevista la realizzazione di un impianto di selezione e produzione di combustibile da rifiuti (CDR)-.
Infatti nel Bando indicativo per la Finanza di Progetto del Comune di Civitavecchia (All.2) si indica quale intervento da realizzare la - Costruzione e gestione di un impianto di trattamento rifiuti da realizzare su area di proprietà comunale e contestuale individuazione di un area per la realizzazione di una discarica-. Inoltre nell'allegato Studio di Prefattibilità si chiarisce ancora meglio che "l'intervento prevede la costruzione e gestione di un impianto di preselezione e compostaggio di rifiuti urbani."

Per quanto riguarda le -relazioni tra il progetto e gli strumenti di programmazione e pianificazione vigenti- si rimanda a quanto espresso nelle Osservazioni alla seguente pag.14

A Pag. 9 si legge

- (4) descrizione dei probabili effetti rilevanti sull’ambiente, positivi e negativi, dell’opera    
  o intervento prospettato sia in fase di realizzazione che d’esercizio
-    dovuti all'esistenza del progetto
-    dovuti all'utilizzazione delle risorse naturali
-    dovuti alle emissioni d'inquinanti, alla creazione di sostanze nocive e allo smaltimento dei rifiuti
(5) una descrizione delle misure previste per evitare, ridurre e se possibile compensare rilevanti effetti negativi del progetto sull'ambiente

Osservazioni

Come successivamente meglio specificato, lo studio non prende in esame le emissioni tipiche degli impianti d'incenerimento, di selezione, stabilizzazione e delle discariche. Nessun raffronto è stato fatto con lo stato dell'atmosfera preesistente e successivo all'intervento; inoltre manca la valutazione di rischio delle sostanze rilasciate - tra cui quelle cancerogene come la diossina ed i metalli pesanti -, mentre si dichiara genericamente che le emissioni rientreranno nei parametri di legge. E' del tutto evidente che ciò contrasta fortemente non solo con le norme per la redazione dello studio ma anche con le esperienze, ricerche e risultanze delle valutazioni condotte in Italia ed in Europa negli ultimi decenni e che comprovano significativi impatti sanitari.
Infine l'impatto ambientale generato dall’opera non appare mitigato da idonei e dimensionati interventi


A pag.14 si legge

- … si sono presi in considerazione i seguenti quadri di riferimento
-    quadro di riferimento programmatico
-    quadro di riferimento ambientale
-    quadro di riferimento progettuale
Il quadro di riferimento programmatico evidenzia le relazioni e il grado di coerenza tra l'opera e il progetto e gli atti di pianificazione territoriale vigenti

Il quadro di riferimento ambientale valuta l'impatto derivante dall’integrazione fra il progetto e le caratteristiche attuali del territorio

Il quadro di riferimento progettuale…..-

Osservazioni

Relativamente all'incoerenza con i piani nazionali e regionali si rimanda rispettivamente alle osservazioni esposte per pag.14 e per pag.4 della S.I.A.
Si sottolinea, infine, che la proposta progettuale presentata è in contrasto con le vigenti linee d'indirizzo sulla gestione del ciclo dei rifiuti stabilite dal Consiglio Comunale di Civitavecchia (comune ospitante) con delibera n. 110 del 10.11.2003 (all.3) nella quale si legge:

1)    Confermare la propria netta contrarietà ad installare termovalorizzatori, termocombustori, inceneritori e impianti di trattamento di compattazione della frazione secca dei rifiuti o preselezionatori che producano CDR.
Orbene nel  Decreto Legislativo 11 maggio 2005, n. 133 ”Attuazione della direttiva 2000/76/CE, in materia di incenerimento dei rifiuti” all’art. 2, comma 1, lettera d) si definisce
“impianto di incenerimento: qualsiasi unità e attrezzatura tecnica, fissa o mobile, destinata al trattamento termico di rifiuti ai fini dello smaltimento, con o senza recupero del calore prodotto dalla combustione. Sono compresi in questa definizione l'incenerimento mediante ossidazione dei rifiuti, nonché altri processi di trattamento termico, quali ad esempio la pirolisi, la gassificazione ed il processo al plasma, a condizione che le sostanze risultanti dal trattamento siano successivamente incenerite. La definizione include il sito e l'intero impianto di incenerimento, compresi le linee di incenerimento, la ricezione dei rifiuti in ingresso allo stabilimento e lo stoccaggio, le installazioni di pretrattamento in loco, i sistemi di alimentazione dei rifiuti, del combustibile ausiliario e dell'aria di combustione, i generatori di calore, le apparecchiature di trattamento, movimentazione e stoccaggio in loco delle acque reflue e dei rifiuti risultanti dal processo di incenerimento, le apparecchiature di trattamento degli effluenti gassosi, i camini, i dispositivi ed i sistemi di controllo delle varie operazioni e di registrazione e monitoraggio delle condizioni di incenerimento”
Come si può rilevare sia a pag 42 della Sia che a pag 9 della Relazione Tecnica le ceneri saranno il 15% del peso del rifiuto in ingresso all’impianto. Ne consegue che l’impianto proposto  rientra a pieno titolo tra quelli definiti  di incenerimento ai sensi del citato D.lgs 133/05  e conseguentemente risulta non coerente con quanto stabilito dal Consiglio Comunale del Comune di Civitavecchia.
 Per quanto riguarda il quadro di riferimento ambientale si ritiene, per le valutazioni appresso espresse alle successive pagg.115/116/117, che l’impatto derivante dall’impianto non possa assolutamente integrarsi con le caratteristiche attuali del territorio.

A Pag. 41 si legge
Che l’impianto proposto è destinato al trattamento di 515 tonn/g (160.000 ton/a) di RSU per la produzione di 55 ton/g (17.160 tonn/a) di  BIOSTABILIZZATO. Il resto è pirolizzato e poi ri-immesso nell'ambiente sotto forma di fumi al camino - 102.000 kg/hr (2.448 tonn/g) – e di scorie/ceneri e scarti di raffinazione pari a ca. 130 tonn/g.

Osservazioni

1)  il BIOSTABILIZZATO non è qualificato in termini di qualità attesa e nulla si dice relativamente alla sua destinazione. E' noto peraltro che il biostabilizzato prodotto da RSU indifferenziato non è idoneo come ammendante per usi agricoli (non è COMPOST DI QUALITA come definito dal DM 27/3/98) ed è di norma destinato a copertura di discariche, recuperi paesaggistici di aree degradate e ripristino ambientale.

2) il BIOSTABILIZZATO prodotto non sembra essere analizzato in uscita dall'impianto al fine di garantire i limiti di Hg, Pb, PCB, IPA, diossine e furani, né sembra controllato il grado di stabilità biologica.
Mancano riferimenti ai necessari controlli raccomandati dall'ISS come: salmonella, streptococchi fecali, escherichia coli e soprattutto per la determinazione dell'Indice Respirometrico Dinamico.

3) lo schema di impianto proposto prevede che il sottovaglio destinato a biostabilizzazione possa anche essere dirottato alla pirolisi previo essiccamento.
A pag. 48 dello Studio di Impatto Ambientale si afferma che "Al pirolizzatore viene quindi convogliato il sopravaglio ....e quota parte della frazione organica essiccata termicamente".
Se l'impianto fosse  esercito in tale modalità, il BIOSTABILIZZATO non sarebbe prodotto affatto, con riflessi  non quantificabili, e non quantificati nella relazione tecnica, relativamente ai residui della pirolisi e della combustione. Si osserva che se il BIOSTABILIZZATO non fosse prodotto, aumenterebbero i residui della pirolisi e si ridurrebbe di conseguenza la durata prevista della discarica a servizio dell'impianto ben al di sotto dei 15 anni previsti a progetto.
4) per quanto osservato ai punti 1), 2) e 3) e dalla documentazione presentata
dalla società proponente, non è possibile derivare dati certi per una
corretta valutazione del progetto né in ordine alla sostenibilità ambientale
né in ordine alla sostenibilità finanziaria.

A Pag. 49si legge

"nell'unità di recupero energetico della frazione carboniosa, ha luogo un processo di surriscaldamento del coke di pirolisi per mezzo del fluido surriscaldato residuo in uscita dal pirolizzatore".

Osservazioni

Ciò sembra contrastare con quanto illustrato nel documento Flow Sheet Entire Plant Design del licenziatario TechTrade Gmbh, che invece indica che la CRU utilizza combustibile tradizionale per l'ossidazione del coke di pirolisi. Tale contraddizione deve essere chiarita in quanto rilevante nell'ambito del conteggio degli autoconsumi energetici dell'impianto proposto, con gli inevitabili riflessi sul piano finanziario e sulla determinazione della tariffa di conferimento degli RSU.


A Pag.51 si legge

"il gas depurato viene.....scaricato passando per un tubo di scarico …………omissis ………… dispositivi di misurazione....monitorano la conformità dei limiti di emissione."


Osservazioni

Normalmente i fumi esausti vengono scaricati in atmosfera da un camino di cui è importante valutare la velocità di efflusso dei fumi, informazione che qui manca del tutto.
Nulla si dice sulla tipologia di tali dispositivi, sulla tecnologia applicata, la loro precisione, la
frequenza delle analisi ed i parametri misurati.
Né è stato possibile verificare l'impatto di ricaduta al suolo degli inquinanti, solitamente parte essenziale di uno studio di VIA, prodotto con modelli previsionali di consolidata affidabilità.

A Pag.53/54 si legge

 “ MOTIVAZIONI TECNICHE ED ALTERNATIVE PROGETTUALI
Nel bando originario del Comune era prevista la realizzazione di un impianto di selezione e produzione di combustibile da rifiuti (CDR) a servizio dei comuni di Civitavecchia, Tolfa e Allumiere. A seguito di integrazione del Bando da parte del Comune di Civitavecchia, è stata superata la soluzione progettuale precedentemente adottata e si è elaborata una soluzione alternativa che prevede l’adozione di una linea che permette la valorizzazione dello sfruttamento energetico del rifiuto con il minimo impatto ambientale perseguibile e l’abbattimento dei quantitativi conferiti in discarica. Tale soluzione prevede l’adozione della tecnologia della pirolisi unita alla biostabilizzazione della frazione umida.
Il dimensionamento finale dell’impianto e della discarica di servizio sono tali da garantire un adeguata risposta anche alle esigenze di trattamento dei rifiuti urbani dell’intero quadra te nord della provincia di Roma. La scelta di un impianto che possa trattare direttamente in sito il rifiuto tal quale, minimizza fortemente il traffico veicolare altrimenti necessario per la movimentazione dei prodotti di selezione, che sarebbero stati avviati a recupero in impianti molto distanti da quello di selezione”

Osservazioni

Il progetto prevedendo “un impianto che possa trattare direttamente in sito il rifiuto tal quale” viola le normative vigenti a scapito delle pratiche di riduzione della produzione dei rifiuti, del recupero,  del riuso e del riciclo invertendo le priorità indicate dalla legge e dando invece precedenza e centralità al sistema dell’incenerimento cui viene dato il compito di smaltire rifiuti indifferenziati,.
Infatti le norme comunitarie recepite dalla Legge 152/06 e successive modifiche  nonché quanto previsto della legge 27 dicembre 2006, n. 298 "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2007 e bilancio pluriennale per il triennio 2007 - 2009" che all’art.1, commi 1108/1109 testualmente riporta:
1108. Al fine di realizzare rilevanti risparmi di spesa ed una piu' efficace utilizzazione delle risorse finanziarie destinate alla gestione dei rifiuti solidi urbani, la regione, previa diffida, provvede tramite un commissario ad acta a garantire il governo della gestione dei rifiuti a livello di ambito territoriale ottimale con riferimento a quegli ambiti territoriali ottimali all'interno dei quali non sia assicurata una raccolta differenziata dei rifiuti urbani pari alle seguenti percentuali minime:
     a) almeno il quaranta per cento entro il 31 dicembre 2007;
     b) almeno il cinquanta per cento entro il 31 dicembre 2009;
     c) almeno il sessanta per cento entro il 31 dicembre 2011.
   1109. Per gli anni successivi al 2011, la percentuale minima di raccolta differenziata da assicurare per i fini di cui al comma 1108 e' stabilita con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, in vista di una progressiva riduzione della quantità di rifiuti   inviati   in discarica e nella prospettiva di rendere concretamente realizzabile l'obiettivo "Rifiuti zero".
Per quanto riguarda le alternative progettuali prese in considerazione si faccia riferimento alle Osservazioni effettuate per pag. 8 della SIA

A Pag.56 si legge

“Il progetto, che ha preso le mosse da uno studio di prefattibilità del Comune di Civitavecchia per un finanza di progetto dell’anno 2006  per l’intervento ”Costruzione e gestione di un impianto di trattamento rifiuti da realizzare su area di proprietà comunale e contestuale individuazione  di area per la realizzazione di una discarica” alla quale l’ATI ha partecipato con esito favorevole”

Osservazioni

Per tale affermazione, ripetuta più volte nei vari elaborati del progetto, si rimanda alle osservazioni fatte per pag 3 della Relazione Tecnica

A Pag.57 si legge

“Si tratta della realizzazione di una discarica di rifiuti non pericolosi realizzata come previsto dal D.Lgs 36/03 e secondo le indicazioni, già precedentemente trattate, nel piano straordinario per l’emergenza dei rifiuti nel Lazio”

Osservazioni

Per tale definizione si rimanda a quanto osservato  a Paragrafo 6 – pag. 35 della Relazione Tecnica

A Pag.62 si legge

“……. Il fondo scavo sarà sempre posizionato ad almeno 1,5 metri dal livello idrico  confinato.”

Osservazioni

La non idoneità di tale posizionamento viene illustrato alle osservazioni effettuate alla successiva pag. 103

A Pag.71 si legge
" l'impianto di discarica in fase di esercizio non prevede consumo di risorse naturali a meno
di una modesta aliquota di acqua utilizzata per i servizi e come riserva antincendio".

Osservazioni

Ciò sembra contrastare con quanto indicato nel Piano Finanziario - pag.3 – in cui, fra i costi di 
esercizio, è stato contabilizzato il costo relativo al consumo di 24000 m3/anno (3 m3/hr) di
acqua. E' da  rilevare come una grave incompletezza della documentazione allegata alla
richiesta di AIA, la mancanza di un dettagliato bilancio materiale dei consumi di acqua
dell'impianto proposto.

A Pag. 73 si legge

 “ non sono state considerate, nel presente studio, vere e proprie alternative progettuali, in
quanto  le alternative possibili erano riferibili all’impianto di selezione, bio-stabilizzazione e
pirolisi, ma è indispensabile per il buon funzionamento di questo avere una discarica di
servizio….omissis …Nel caso in esame la cosiddetta alternativa “zero” non risulta essere
un ipotesi di studio rilevante o interessante. In estrema  sintesi si rileva, come più avanti
enunciato, che l’analisi delle caratteristiche dell’area ha evidenziato l’assenza di particolari
elementi o qualità ambientali da tutelare, mentre, al contrario, la mancata realizzazione
dell’impianto proposto, data l’assenza di tale tipo di struttura nel bacino di riferimento
potrebbe rappresentare un rischio per il territorio e la popolazione ivi residente in ordine alla
gestione dei rifiuti”

Osservazioni

Per le alternative progettuali si rimanda alle Osservazioni effettuate a pag.7/8 della Sia
evidenziando che peraltro trattandosi di uno studio di Valutazione di Impatto Ambientale il
confronto con le alternative possibili è invece essenziale.

Si  sottolinea, inoltre,  come l’affermazione “alternativa “zero” non risulta essere un ipotesi di
studio rilevante o interessante” non solo risulta essere un mero  parere, peraltro non
disinteressato, del proponente, ma che si pone in netto contrasto con le   linee di indirizzo 
in materia di gestioni dei rifiuti individuate a livello nazionale.
 Infatti nella già citata legge 27 dicembre 2006, n. 298 "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2007 e bilancio pluriennale per il triennio 2007 - 2009" , che all’art.1, comma 1109 afferma che:
   1109. Per gli anni successivi al 2011, la percentuale minima di raccolta differenziata da assicurare per i fini di cui al comma 1108 e' stabilita con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, in vista di una progressiva riduzione della quantità di rifiuti   inviati   in discarica e nella prospettiva di rendere concretamente realizzabile l'obiettivo "Rifiuti zero".
Tale linee di indirizzo sono peraltro nuovamente ribadite e formalizzate, con tanto di  indicazione delle principali ragioni della scelta sotto il profilo dell’impatto ambientale, dal D.Lgs n. 4/2008, pubblicato in G.U. a 29 gennaio 2008 e che entrerà in vigore il 13 febbraio p.v.

A Pag.76 si legge

“Quadro di riferimento ambientale
Il  quadro di riferimento ambientale valuta l’impatto derivante dall’integrazione fra il progetto e
le caratteristiche attuali del territorio.
Devono pertanto essere presi in considerazione i seguenti argomenti:
•    lo stato ambientale prima dell’intervento
•    la stima degli impatti significativi ( attivi e passivi) indotti dall’opera sulle matrici ambientali
•    la descrizione delle misure di mitigazione
•    la descrizione dei sistemi di monitoraggio ambientale già esistente e di quelli predisposti per l’intervento specifico
……….Omissis
Nel presente studio, il metodo base utilizzato nella redazione è stato l’analisi documentaria
ovvero la raccolta articolata e l’illustrazione sintetica dei dati di indagine riguardanti il territorio
in esame.”
Osservazioni
 Come verrà evidenziato di seguito, il quadro di riferimento ambientale è estremamente carente, non dice le fonti da cui è tratta l’analisi documentaria, è assolutamente carente la documentazione relativa agli impatti significativi sia attivi che passivi indotti dall’opera sulle  diverse matrici ambientali,  non descrive l’effetto sommatoria né l’interazione tra l’opera proposta e gli impianti preesistenti sul territorio, non vi è alcun descrizione di idonee misure di mitigazioni.
Si richiama quindi alle responsabilità degli Enti in indirizzo, nel rispetto delle reciproche competenze, richiedendo un parere negativo per un progetto  incompleto ed estremamente carente, fonte di impatto su un territorio già fortemente compromesso e che presenta forme di grave incoerenza al dettato normativo vigente.

A Pag.103 si attesta l'esistenza di
"una falda idrica confinata fra la isopieza di quota 58m slm e la quota 46,5 all'apice ovest" e si
afferma che "la quota di fondo scavo dovrà sempre essere posizionata a non meno di 1,5
metri al di sopra della  linea di falda, distanza mai raggiunta dal fondo scavo nei diversi lotti in
quanto è stata mantenuta a non meno di 2 m dalla quota falda."

Osservazioni

 Ciò sembra contrastare con quanto contenuto nei documenti ELABORATO No.4 - SEZIONI
SCAVO E RILEVATO - in cui, non la quota di scavo ma la quota del telo impermeabile è
posta a 1,5m dalla quota falda.
Qualora confermato ciò rappresenterebbe una insufficiente cautela rispetto al rischio di
inquinamento della falda da parte del percolato che dovesse eventualmente oltrepassare il
telo impermeabile a causa di rotture o discontinuità dello stesso.
Si osserva altresì che la minima distanza di legge (1,5 metri) dalla falda, è valida per scavi
contenenti rifiuti non pericolosi.
 Tale riferimento sembra pertanto improprio, trattandosi, nella fattispecie, di  scorie/ceneri/polveri definibili come rifiuti pericolosi

A Pag114/115/ 116 si legge:
   
“.4.6 salute pubblica
L’impatto dei fattori di rischio per la salute pubblica può essere definito, quantificato e
valutato solo alla luce di un’appropriata conoscenza dell’ambiente coinvolto, in termini di
popolazioni  ed attività umane, di ecosistemi, di risorse, di uso del territorio e altri aspetti di
rilievo, esposti per le altre componenti.
I seguenti aspetti a carattere generale sono quelli sui quali è utile avere un adeguato livello di
informazioni per una descrizione dell’area coinvolta, in ordine alla valutazione della salute
pubblica:
    ……..omissis…….
    d) Le caratteristiche e la distribuzione territoriale delle comunità umane e dei singoli individui nell’area potenzialmente coinvolta, con l’appropriata individuazione di gruppi di individui particolarmente vulnerabili agli impatti previsti
    e) Le caratteristiche e la distribuzione territoriale degli impianti industriale e di altre sorgenti di inquinamento esistenti nel territorio potenzialmente coinvolto, con particolare attenzione a quelli che comportano l’emissione di inquinanti dello stesso  tipo di quelli emessi dall’impianto in esame. Ove possibile, una definizione di massima dell’area di impatto delle sorgenti significative di inquinamento preesistenti al progetto.
Le principali attività …… esercitate localmente  e le aree in cui esse si svolgono, con particolare attenzione a quelle che possono incrementare significativamente i livelli di esposizione e gli effetti degli inquinamenti previsti.
        ……omissis….
g) i dati e le statistiche esistenti sullo stato di salute della popolazione potenzialmente coinvolta.”

Osservazioni

Nonostante quanto sopra dichiarato, di fatto, non vi è alcuna analisi approfondita della sofferente situazione ambientale e sanitaria del territorio né dei materiali documentali facilmente reperibili presso le istituzioni competenti.

Nel  comune di Civitavecchia l'ENEL ha realizzato, a partire dal 1962 e fino al 1986, ben 10 gruppi termoelettrici in un crescendo di dimensioni produttive:

-    Fiumaretta due gruppi, uno da 140 Mw e un altro da 240 Mw alimentati prima a carbone, poi ad  olio combustibile; (la centrale è stata chiusa da circa 10 anni);
-    Torre Valdaliga Sud 4 gruppi termoelettrici uno da 200 e 3 gruppi da 320 Mwe;
-    Torre Valdaliga Nord 4 gruppi termoelettrici da 660 Mwe, con al servizio una ciminiera multicamino di 250 metri di altezza, sempre alimentati ad olio combustibile.

A queste installazioni, e alle relative ricadute sul territorio, vi è da affiancare, per effetto sommatoria, la centrale “A. Volta” di Montalto di Castro da 3450 Mw., posta a meno di 25 Km. da Civitavecchia.
Per il trasporto dell’energia elettrica sono stati realizzati un gran numero di sottostazioni ed elettrodotti che, solo nell’area comunale di Civitavecchia, percorrono una lunghezza di circa 110Km ed hanno esposto la popolazione a campi elettromagnetici di notevole entità.

A ciò si aggiungono
•    un cementifico,
•    il traffico automobilistico dell’autostrada per Roma,
•    l’intenso traffico veicolare da e per il porto,
•    Il traffico navale in considerazione che Civitavecchia  che è uno degli scali passeggeri più grandi del Mediterraneo. Le navi da crociera che stazionano nel porto consumano l’equivalente da 80Mw di potenza (studio condotto dall’Osservatorio ambientale, settembre 2006 - http://www.ambientale.org/browse.php?mod=article&opt=view&id=91) senza essere sottoposte agli stessi controllo.
•    Una boa petrolifera posta al largo del porto.
•    Sei depositi  costieri per oli minerali rispettivamente di  Compagnia Italpetroli;  Enel Produzione (in fase di parziale dismissione) - Praoil Oleodotti Italiani - S.I.P.I.C. – SO.DE.CO.- Tirreno Powerche movimentano complessivamente oltre 5.000.000 t/a di prodotti petroliferi (dati 2004 Assocostieri – all.4) di cui quattro inseriti nell’“Inventario nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti ai sensi dell’art. 15, comma 4del decreto legislativo 17 agosto 1999 n. 334, redatto in collaborazione con APAT – Servizio Rischio Industriale”
•    Un centro chimico militare per lo smaltimento delle armi chimiche della prima guerra mondiale ( in particolare iprite) e al cui interno vi è lo stoccaggio dell’arsenico utilizzato per inertizzare quest’ultime;
•    Le discariche di cui alle Osservazioni a pag. 5 della SIA
Peraltro nel “Programma integrato di interventi per lo sviluppo del litorale del Lazio”, approvato con deliberazione del Consiglio Regionale del 31 luglio 2003 n.143 , dove è prevista l’Azione I.2.1, “Risanamento e recupero di ambiti degradati”, tra i 19 siti elencati per l’individuazione degli interventi da finanziare , tre sono ubicati sul territorio civitavecchiese e più precisamente per le seguenti cause:
•    contaminazione da deposito oli minerali, di proprietà SO.DE.CO. s.p.a.,  indice di rischio 9,17 (sito ad alta priorità).
•    residui da processi di lavorazione , Via del Gazometro di proprietà ITALGAS, indice di rischio 6,72 (sito a media priorità).
•    deposito di benzene, olio combustibile in zona porto, proprietà Petroli Investimenti, indice di rischio 6,25 (sito a media priorità).

I dati relativi  alle aree contaminate da bonificare, vengono nuovamente rilevati e pubblicati nel 2006  nel Rapporto Ambientale del Comune di Civitavecchia redatto in collaborazione con ARPA Lazio. All’interno di tale sintesi, le aree in cui è stata accertata un’alterazione delle caratteristiche del suolo determinata da  concentramento di idrocarburi, sono quantificate non più nel numero di 3, ma nel numero totale di 8  e classificate nel seguente modo:
N° 4 depositi di oli minerali
N° 1 serbatoi interrati
N° 2 punti vendita carburante
N°  1ex officina gas
 (Dati ed informazioni forniti da: ArpaLazio, Capitaneria di Porto, Comune di Civitavecchia, ENEL, Etruria Trasporti, ISTAT, Ministero della Sanità, Regione Lazio, Snam Rete gas, Tirreno Power Centrale Torrevaldaliga Sud).


Nonostante l’evidente peso ambientale subito dal territorio, nel dicembre del 2000, l'ENEL Produzione s.p.a.  ha proposto  un intervento di   riconversione a carbone della centrale di Torre Valdaliga Nord. Questa grande centrale  riconvertita, brucerà carbone fossile nella misura di 5.000.000 t/a, con una produzione 600.000 t/a di ceneri. Dalla ciminiera  usciranno 8,4 milioni di metri cubi di fumo l’ora e movimenterà circa 500.000t/a di calcare per i desolforatori e quasi altrettanto di gesso residuale
Non è difficile comprendere come tante e tali servitù abbiano avuto pesante ricadute sulla salute della popolazione e come tale territorio, anziché essere gravato da nuovi fonti di inquinamento, andrebbe alleggerito dalle pressioni ambientali già esistenti.
Si evidenzia che nel rilasciare la Valutazione d’impatto Ambientale (V.I.A.680 del 20/11/2003) per la riconversione a carbone della centrale di Torre Valdaliga Nord, a riga 25 di pag. 17  il Ministero dell’Ambiente ha sottolineato che
“….Va tuttavia detto che l’area ha beneficiato solo recentemente (dalla fine del 1998) della riduzione delle emissioni derivante dalla ambientalizzazione delle centrali; tali emissioni ammontavano ancora nel 1997 a ben 52.812 t/a di ossidi di azoto, 41.177 t/a di ossidi di azoto e 2632 t/a di polveri. Non è possibile escludere che tali emissioni abbiano comportato un impatto sulla salute umana che non si sia ancora completamente manifestato”
Inoltre se deficitaria è stata l’analisi del contesto ambientale, totalmente assente è stata quella sullo stato della salute delle popolazioni interessate.
Risulta, infatti, evidente che, nonostante vi sia un’univoca e copiosa letteratura medico scientifica sull’argomento, è stato omesso ogni dato in merito.

La valutazione che ne consegue è, quindi, totalmente falsata e non attendibile.

A tale riguardo, in una sintesi certamente non esaustiva, è opportuno ricordare che:
•    nel biennio 1990-1991 l’Osservatorio Epidemiologico Regionale (OER) rileva a Civitavecchia un incidenza di mortalità per tumori ai polmoni, bronchi e trachea superiore al 35% della media regionale
•    nel 1996 l’OER nell’analizzare i dati relativi al triennio 1990/1992 rileva che Civitavecchia (comprensiva di Tolfa Allumiere e Santa Marinella) e al secondo posto nel Lazio per mortalità per tumori e al primo per quella relativa ai tumori ai polmoni),
•    Nell’ottobre 1999 una ricerca dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale ha riscontrato una mortalità delle donne nel territorio di Civitavecchia (comprensivo di Allumiere, Santa Marinella e Tolfa) superiore del 12% rispetto alla media della Regione Lazio. Notevolissime le incidenze di mortalità per cancro alla trachea, ai bronchi ed ai polmoni (+23%)
•    Il centro pneumologico Conti Curzia di Civitavecchia, in una ricerca effettuata nel 2001 su ragazzi tra gli 11 e i 14 anni ha riscontrato che il 56,3 % dei soggetti (di gran lunga la più alta del Lazio) è affetto da asma, allergie ed altre sindromi dell’apparato respiratorio.
•    Uno studio commissionato dal National Institute of Environmetal Health Sciences (NIEHS) -funded extension of the acs studi (Pope et al 2002) - ha chiaramente messo in relazione l’aumento del rischio di avere il cancro al polmone con l’esposizione cronica alle polveri provenienti dalla combustione dei fossili. Ad ogni aumento di 10 mcg/m3 delle polveri PM 2,5 corrisponde un eccesso di rischio di avere il cancro ai polmoni dell’8%.
•    La rivista Ocupational Envirinmental Medicine nel settembre 2004 pubblica una ricerca in cui si dimostra che nell’area di Civitavecchia il rischio di cancro al polmone sarebbe al 20/30% superiore rispetto alla media regionale.
•    Nel settembre 2004 la rivista Medical British Journal in un lavoro di sette pagine interamente dedicato a Civitavecchia afferma che il dato più allarmante riguarda un aumento della mortalità per cancro del polmone che raggiunge un livello del 20/30% superiore rispetto alla popolazione italiana e sottolinea che ad essere colpiti da questa temibile patologia non sono solo gli individui addetti alle lavorazioni industriali ed impiegati negli opifici, per cui più esposti agli inquinanti carcinogeni professionali, ma anche tutta la popolazione residente con un incremento significativo dell’incidenza nella zona a sud della città, in relazione alle maggiori ricadute degli inquinanti atmosferici dovuti alla direzione degli enti prevalenti.
•    Nell’ottobre 2006 la rivista “Epidemiologia & prevenzione” ha pubblicato lo studio della Agenzia di Sanità Pubblica della Regione Lazio e del Servizio di Epidemiologia della ASL RM E “Mortalità e ricoveri ospedalieri nell’area industriale di Civitavecchia” (V.Fano, F.Forastiere, P.Papini, V.Tancioni, A.Di Napoli, C.A.Perucci) ( all.5),
nel quale si afferma che
“L’analisi dei ricoveri ospedalieri aggiunge informazioni al quadro epidemiologico dell’area, con risultati coerenti con quelli di mortalità e che confermano i risultati di studi precedenti: tumore polmonare pleurico e asma bronchiale sono chiaramente in eccesso.
Una novità rispetto alle conoscenze già note è costituita dall’aumento incidenza di insufficienza renale cronica, rilevato dal Registro Regionale dialisi”.
Si rileva inoltre che nelle conclusioni dello  stesso studio si raccomanda che
“I risultati hanno rilevanza rispetto alle politiche di riconversione energetica e al potenziale inquinante di nuovi impianti per quanto riguarda la salute della popolazione locale. Le decisioni strategiche rispetto ai piani di riconversione energetica devono tener conto dello stato dei salute della popolazione residente”
Appare quindi grave, e motivo più che sufficiente per fornire parere negativo alla richiesta di
VIA, che il proponente il progetto abbia omesso tale e tanta documentazione scientifica,
ufficiale e facilmente reperibile, relativa alla salute della popolazione del territorio e smentisce
l’affermazione,  riportata a pag. 76,  che “ il metodo base utilizzato nella redazione è  stato
l’analisi documentaria ovvero la raccolta articolata e l’illustrazione sintetica dei dati di indagine
riguardanti il territorio in esame.”

Infine, ma non per importanza, si fa presente che ormai innumerevoli studi mettono in
correlazione la presenza di impianti per l’incenerimento di  Rifiuti solidi Urbani con danni alla
salute umana.
Riportiamo a sintesi delle argomentazioni in tale senso e delle relative, quanto note, implicazioni sulla salute umana, un passo tratto dal Documento dei medici di Forlì (Forlì e i rifiuti: le ragioni della preoccupazione, i motivi della riflessione) (all.6)
“Gli impianti di incenerimento, bruciando materiali estremamente vari, emettono un gran numero di sostanze chimiche (circa 250 attualmente individuate), di diverso grado di pericolosità.
Lo stesso processo di combustione trasforma rifiuti relativamente innocui in rifiuti altamente tossici e pericolosi, sotto forma di emissioni gassose, ceneri volatili, ceneri pesanti, che a loro volta richiedono costosi sistemi di inertizzazione e di stoccaggio.
Tra le sostanze emesse vengono segnalati metalli pesanti, composti organici volatili, idrocarburi policiclici aromatici, policlorobifenili, diossine, furani.
Tra quelle più pericolose troviamo: arsenico, berillio, cadmio, cromo, nickel, mercurio che sono classificati dalla IARC (International Agency Research of Cancer) a livello I come rischio oncogeno documentato in quanto correlati ad aumentato rischio di neoplasie a livello di: polmone, cute, fegato, vescica, rene, colon, prostata.
Fra le altre sostanze emesse si riscontra, con pari livello di evidenza, per l’insorgenza di leucemia, il benzene, e con livello di evidenza 2A, quindi inferiore, il tricloroetilene correlato con linfomi non Hodgkin ed epatocarcinoma.
Gli inceneritori rappresentano poi una delle fonti più importanti di inquinamento da diossine.
Le diossine sono sostanze liposolubili e persistenti che vengono assunte per il 95% tramite la catena alimentare in quanto si accumulano in cibi quali carne, pesce, latte, latticini - compreso il latte materno - che sembra essere uno dei loro veicoli più importanti. Queste sostanze sono tossiche a dosi infinitesimali - picogrammi, ossia miliardesimi di milligrammi - e proprio l’esposizione prolungata cronica di tipo non professionale a dosi molto basse sembra essere la più pericolosa.
 Nel 1997 la TCDD (2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-dioxin) è stata classificata a livello I dalla IARC come cancerogeno certo per l’ uomo e, di recente, questo ruolo è stato ulteriormente riconsiderato e rafforzato .
Le diossine, in particolare la più conosciuta, la TCDD, esplicano infatti complessi effetti sulla salute umana in quanto sono in grado di legarsi ad uno specifico recettore nucleare - AhR - presente sia nell’uomo che negli animali, con funzione di fattore di trascrizione. Una volta avvenuto il legame fra TCDD e recettore con la formazione del complesso ARNT/HIF-1B- la trascrizione di numerosi geni - in particolare P4501A1 - viene alterata sia in senso di soppressione che di attivazione, con conseguente turbamento di molteplici funzioni cellulari. Recenti studi di biologia molecolare e tossicologia hanno identificato ulteriori frazioni proteiche coinvolte in questo complesso sistema ed i  loro effetti sulla salute umana .
Una esposizione di breve durata ad alti livelli di diossine è caratterizzata da tipiche lesioni cutanee ed alterazioni epatiche; viceversa nella esposizione di lunga durata si registrano effetti a carico del sistema immunitario, del sistema nervoso in via di sviluppo, del sistema endocrino e riproduttivo ed effetti cancerogeni e mutageni. In particolare si segnala: ipotiroidismo, diabete, endometriosi, ritardo nello sviluppo puberale, disturbi nel comportamento, prevalenza di nati femmine, parti gemellari e, soprattutto, per esposizione trans placentare, alterazioni al sistema nervoso centrale.
Le caratteristiche di persistenza ed accumulo delle diossine - come pure degli Idrocarburi Policiclici Aromatici e dei Poli-Cloro-Bifenili - fanno sì che il rispetto dei limiti di legge delle concentrazioni di queste sostanze nei fumi non garantisca di per sé la salute della popolazione, in particolare di quella infantile. L’OMS, che aveva stabilito nel 1991 la dose massima tollerabile giornaliera a 10 pg/kg peso, ha ridotto questi valori nel 1998 a 1-4 pg/kg peso, e nel 2001 una strategia comunitaria sulle diossine fissa la dose tollerabile giornaliera a 2 pg/kg peso.
Numerosi studi sono stati condotti dagli anni ‘80 ad oggi per valutare l’impatto sulla salute umana degli impianti di incenerimento: 46 di questi, condotti fra il 1987 e il 2003 sono recentemente stati oggetto di revisione.
Ben 32 studi hanno riguardato la salute della popolazione residente in aree vicine agli impianti, 11 sono stati condotti su lavoratori addetti agli impianti, 2 su popolazione residente e lavoratori ed uno, condotto in Giappone, ha valutato l’impatto sui residenti di alti livelli di diossine ed analoghi presenti in prossimità di un inceneritore.
In 14 studi si è anche ricercata la presenza di biomarcatori e sostanze ad effetto mutageno (policlorodibenzodiossine-dibenzofurani, idrossipirene, tioteri) in liquidi biologici (sangue, urine), riscontrando eccessi significativi in oltre la metà di essi.
I principali effetti indagati sono comunque quelli legati ad un aumentato rischio di neoplasie solide ed ematologiche; in 2/3 degli studi condotti per indagare la relazione col cancro in quanto a mortalità / incidenza / prevalenza   si è riscontrata una associazione significativa per neoplasie a carico di: esofago, stomaco, intestino, fegato, sarcomi dei tessuti molli, linfomi Non Hodgkin, neoplasie infantili e soprattutto neoplasie polmonari.
Ulteriori effetti sulla salute umana sono stati oggetto di indagine con riscontro di  riduzione della funzionalità respiratoria, riduzione degli ormoni tiroidei nei bambini, problemi di accrescimento e sviluppo sessuale in adolescenti, aumento di malformazioni, parti gemellari, proporzione più alta di nati femmine, eventi sfavorevoli della sfera riproduttiva (aborto spontaneo, basso peso alla nascita, malformazioni, mortalità perinatale), patologie ischemiche e cardiovascolari, dislipidemia, alterazioni del sistema immunitario, allergie. 
Nonostante la intuibile complessità di tutti questi studi (tempo di esposizione, migrazione di popolazione, altri fattori concomitanti di rischio, stato socio economico, relativa rarità delle patologie in esame ecc.), la review del 2004 a cui si fa riferimento conclude comunque per un documentato aumento di rischio per linfomi non Hodgkin, sarcomi dei tessuti molli, neoplasie polmonari, neoplasie nell’infanzia per la popolazione residente in prossimità degli impianti di incenerimento.
Riteniamo comunque che, anche se il rischio oncogeno per le emissioni legate agli impianti di incenerimento è certamente quello più documentato, anche le altre implicazioni sulla salute - pur se non così strettamente dimostrabili allo stato attuale dell’arte - non possano essere trascurate, in particolare per quanto riguarda gli effetti legati alle diossine.”
Si allegano, per ulteriore documentazione in materia, alcuni dei studi, reperiti tra la tanta
documentazione disponibile in lingua italiana, ed in particolare:

•    “Mortalità per linfomi non Hodgkin nel periodo 1981 – 2001 nei comuni  italiani con inceneritori di rifiuti solidi urbani” (all.7 )
(Fabrizio Bianchi- Fabrizio Minichilli della Sezione epidemiologia , Istituto di Fisiologia clinica – CNR Pisa)
•    “Rassegna su rischi degli inceneritori per la salute umana” (all.8)
(Fabrizio Bianchi 1,2, Michela Franchini 3,1, Nunzia Linzalone 1)
1  Sezione di Epidemiologia, Istituto di Fisiologia Clinica, CNR, Pisa
2  Osservatorio di Epidemiologia, Agenzia Regionale di Sanità della Toscana, Firenze
3  U.O. Epidemiologia, Azienda USL di Empoli
•    Impatto sanitario dell’incenerimento di RSU(all.9)
(Federico Balestreri ISDE – Cremona)
•    Rischi di sarcoma in rapporto all’esposizione  ambientale a diossine emesse dagli inceneritori: studio caso controllo della Provincia di Venezia (all.10 )
(P. Zambon E Bovo S. Guzzinati Registro Tumori del Veneto
P.Ricci – ASL Mantova e consulente scientifico del Comune di Venezia
M.Gattolin, F.Chiosi, A. Casula Settore politiche ambientali della Provincia di Venezia)
Alla luce di quanto sopra espresso, della grave e compromessa situazione sanitaria del territorio, del permanere delle preesistenti servitù che hanno determinato la situazione sopra descritta e la copiosa documentazione scientifica che illustra l’impatto delle varie tecnologie di incenerimento dei rifiuti sulla salute umana, la scrivente Associazione ritiene non si possa perseguire un aggravamento del carico di emissioni inquinanti - in una realtà territoriale già estremamente delicata - con sostanze pericolose destinate ad accumularsi con effetti biologici a lungo termine ancora non totalmente conosciuti ed invita quindi a fornire parere negativo all’Istanza in argomento.
A Pag 128
In questo paragrafo il porto viene illustrato in maniera descrittiva, in relazione alle sole grandezze, senza fare alcun riferimento alla quantità e alla qualità delle ricadute sul territorio.
Osservazioni
Un quadro di riferimento, peraltro facilmente reperibile anche dal proponente del progetto, può essere individuato nel già citato studio dell’Osservatorio Ambientale di Civitavecchia, effettuato nel luglio 2006 in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma; studio avente l’obiettivo di valutare le emissioni atmosferiche causate dalle navi ormeggiate nel porto di Civitavecchia.
In tale studio tra i tipi di inquinamento sono stati individuati:
inquinamento elettromagnetico, inquinamento acustico, inquinamento marino, inquinamento atmosferico.
Pertanto i fattori d’impatto ambientale delle navi possono distinguersi in:
emissioni in atmosfera di sostanze nocive per l’uomo e dannose per l’ambiente, scarichi in mare non accidentali di sostanze liquide o solide, usura dei metalli e delle vernici applicate allo scafo dell’imbarcazione oltre ai danni associati agli eventi accidentali.
In particolare, il ‘traffico navale’ è uno tra i maggiori responsabili delle emissioni in mare e in atmosfera tanto che le emissioni prodotte da una nave da crociera che staziona nel porto equivalgono a quelle prodotte da 12.000 autovetture nello stesso periodo.
Durante le manovre di ormeggio e in porto, i motori a combustione interna delle navi costituiscono un’intensa fonte emittente di ossidi di azoto, di zolfo, particolato, etc.
Va sottolineato che le navi utilizzano principalmente olio combustibile pesante caratterizzato da una percentuale di zolfo del 2,7%.  Proprio l’uso di tale combustibile è in parte responsabile del rilascio nell’atmosfera delle micro particelle che, secondo l’Organizzazione Mondiale Sanitaria, entrano nei polmoni per poi arrivare ai tessuti e al sangue causando morti premature (fonte ANSA 12 novembre 2007), mentre le emissioni di anidride carbonica e di ossido di azoto contribuiscono ad incrementare l’’effetto serra’.
L’altezza dei camini di emissione, che gioca un ruolo importante nella dispersione dei gas nocivi, non è tale, in generale, da consentire un rimescolamento con gli strati alti dell’atmosfera.
Lo studio dell’Osservatorio Ambientale, avvalendosi del ‘Rapporto sulle emissioni navali’ stilato dalla Comunità Europea e della classificazione delle navi fornita dal Lloyd’s Marittime System, esamina la quantità delle emissioni prodotte all’interno del porto dai soli motori a combustione interna ad uso del traffico navale crocieristico e commerciale, relativa alle navi di peso superiore alle 500 tonnellate lorde.
A conclusione di detto studio risulta che le emissioni prodotte all’interno del porto, nel 2005, hanno subito un incremento rispetto l’anno precedente di circa il 15%, destinato ad aumentare ancora sensibilmente con pesanti ripercussioni sulla salute dei cittadini e sull’ambiente. L’area portuale sta attraversando infatti una fase di grande espansione ed inoltre Civitavecchia punta a rafforzare il traffico turistico con l’obiettivo di raggiungere la leadership nel Mediterraneo per quanto concerne il settore crocieristico.
Dallo stesso studio risulta che, sempre nell’anno 2005 i gas di scarico delle navi hanno prodotto:

NOx               ossidi e biossidi di azoto           3784t/a

SO²                biossido di zolfo                        3648 t/a
VOC              Componenti organici volatili     121   t/a
PM                Particolarato                                464   t/a


I suddetti dati suscitano però perplessità circa la loro genuinità:
l’Osservatorio Ambientale infatti, effettua la stima delle emissioni prodotte per l’anno 2005 su sole 580 navi pur affermando che i transiti delle navi superiori alle 500 tonnellate lorde sono stati 3734 (dati Ente Porto).
Va detto che, conseguentemente, i risultati forniti circa le emissioni prodotte appaiono nettamente inferiori a quelli che otterremmo tenendo in considerazione la stima dei traffici navali realmente verificatisi.
Più precisamente la stima delle emissioni prodotte nel porto nell’anno 2004 e 2005 fornita
dall’Osservatorio Ambientale, risulta essere pari ad 1/6 circa delle emissioni prodotte dalle navi transitate, secondo i dati forniti da Ente Porto.
A Pag 129 si rappresenta
il Polo energetico presente sul territorio utilizzando,   come unico riferimento, la potenza
installata.

Osservazioni
La semplice relazione descrittiva dell’esistenza del polo energetico minimizza il grave impatto sull’ambiente sia attuale che futuro in relazione alla riconversione di Torre Valdaliga Nord (TVN).
Per la configurazioni attuale si rimanda alle osservazioni precedentemente esposte per pag 114/115/116.
Ma un analisi esaustiva dello scenario nel quale si andrà ad inserire il progetto proposto, non può non tenere conto dell’impatto ambientale che avrà sul territorio la riconversione a carbone della centrale di TVN, infatti quest’ultima ha comportato e comporterà un flusso di materiali come appresso indicato (dati ENEL):
•    Trasporto, scarico a cielo aperto su tramogge per l’alimentazione dei nastri trasportatori chiusi, movimentazione, stoccaggio in due carbonili coperti da circa 150.000 tonn. cadauno, ripresa dai carbonili e macinazione di 4.800.000 tonn/anno di carbone (del quale non viene definita la precisa tipologia) per la successiva combustione;
•    produzione media dell’ 11 % di ceneri (ovvero 528.000 tonn./anno), stoccate in otto sili per una capacità complessiva di 48.000 mc, e successivo invio graduale a smaltimento o riutilizzazione;
•    uso di 200.000 tonn./ anno di calcare che dovranno essere trasportate in sito, macinate ed utilizzate negli impianti di abbattimento della anidride solforosa;
•    produzione di gesso per una quantità di 250.000 tonn./anno, estratto, filtrato e stoccato in un nuovo capannone da 30.000 mc di capacità, in attesa del suo trasporto altrove;
•    5.000 tonn/anno di fanghi, 1.270.000 mc di acque di scarico da depuratore etc;
•    26.000 tonn./anno di urea granulare per la produzione di ammoniaca da usare nell’abbattimento degli NOx dai fumi di scarico;
•    fabbisogno aggiuntivo di acqua industriale a bassa salinità, necessaria al lavaggio del gesso prodotto, coperto mediante un nuovo impianto di dissalazione dell’acqua di mare per 5.250.000 mc/anno, di cui 3.150.000 mc restituiti a mare come salamoia;
•    200.000 mc di calcestruzzo da mettere in opera;
•    300.000 mq circa di coibentazioni da demolire e smaltire (non è chiarito dove) ed altrettanti da rimettere in opera sui nuovi impianti;
•    nuovi movimenti terra per circa 270.000 mc;
•    movimenti giornalieri di automezzi, per un periodo di cinque anni: 500 auto private, 15 mezzi di trasporto collettivo, 35 autocarri.

Si riporta, ai fini di una più completa comprensione del contesto nel quale si andrà ad inserire il progetto proposto, una analisi quantitativa comparata tra le emissioni in ciminiera della centrale alimentata a carbone, con l'applicazione di tutte le tecnologie di abbattimento degli inquinanti, e quelle della centrale di TVN, in riferimento al suo assetto degli ultimi cinque anni.

Per completezza viene fornito il confronto numerico effettuato con i dati ENEL riportati nel compendio delle emissioni annuali per l’esercizio 1998 nel corso del quale l’energia prodotta non è poi stata così poca, se è vero che sono state bruciate 1.836.803 tonnellate di olio combustibile.


SOSTANZA    Quantità in ton.emessa in un anno (1998)    Quantità previste a carbone (prot. Intesa)

SO2                                                                8.491                                      4.200    

Nox                                                                4.049                                      4.600    
Polveri in ciminiera                                          736                                         780    
CO                                                                    956                                      8.400    
CO2                                                         5.752.457                             17.568.000    
Polveri a livello del suolo                                                                              6.000   
Calcolate come 0,1 % di dispersione dei materiali polverosi

Acque di scarico del depuratore                 628.000 mc                          1.270.000 mc    
Fanghi da smaltire                                          1.400                                       5.000    
Salamoie e acque di raffreddamento
 scaricate a mare dai dissalatori                8.028.000 mc                      10.000.000 mc    

Navi di trasporto                                                   60                                        180    

Inoltre l’ENEL produzione s.p.a. tenta di limitare il problema della riconversione a carbone   al calcolo delle emissioni dal camino della centrale in confronto a quella attuale, ma considerando quest’ultima funzionante al massimo della sua potenza.
Il confronto non può, ovviamente, essere considerato esaustivo poiché non possono essere trascurate le emissioni associate alle sostanze ritenute cancerogene e/o teratogene e/o mutagene anche esse fortemente limitate dal DM 12 luglio 1990.
Stesso dicasi per:
•    i radionuclidi , che in un recente documento dell’Esercito degli Stati Uniti si legge che “Il radon presente nel carbone è responsabile di livelli di radiazioni, nel territorio intorno ad una centrale a carbone, superiori a quelli causati da una centrale nucleare”
•     il mercurio, contenuto nel carbone in misura maggiore di quello contenuto nell’olio combustibile fino ad un massimo di circa 150 volte. Le centrali a carbone continuano ad essere tra le principali responsabili delle emissioni di mercurio, arsenico e di polveri fini (WWF 17.10.06).Il problema del mercurio, per i gravi effetti sulla salute umana e soprattutto sul sistema nervoso in via di sviluppo (feto, neonato e bambino), viene recepito dalla Commissione Europea per l’Ambiente come un problema di estrema importanza, e la minaccia per la popolazione del territorio è dovuta anche all’ubicazione della centrale nei pressi del mare con conseguente rischio di ingestione attraverso il tessuto dei pesci.
•    arsenico, di cui sono stati rilevati ‘’valori elevati" ( + 10 rispetto a quanto consentito dalla legge con picchi di + 40) nella zona di Sant’Agostino, un’area rurale a ridosso della centrale di T.V.N., dove risiedono centinaia di famiglie, e di nichel, che costituisce un segnale di allarme da considerare con grande attenzione [17, pag. 21, riga 28; pag. 16, riga 32] (non esistono livelli di arsenico non dannosi).
•    piogge acide, che nell’area dei Monti della Tolfa hanno causato la dissoluzione di alluminio e ferro, metalli dei quali queste zone sono particolarmente ricche, oltre a rendere non potabili le acque sorgive dei paesi di Allumiere e Tolfa [2727 Dati ufficiali sulla potabilità delle acque sorgive nella zona dei Monti della Tolfa]. Secondo la V.I.A. [17, pag. 17, riga 20 e pag. 22, riga 1], le concentrazioni di inquinanti al suolo, in questa area, sono prevalentemente imputabili alla centrale, a causa della sua posizione e conformazione orografica.La Commissione Tecnico-Scientifica (prof. Gaetano M. Fara, prof. Vincenzo Naso e dal prof. Giovanni  Giovanozzi Sermann) nominata dal Comune di Civitavecchia consiglia di riconvertire la coltura del territorio per un raggio di 30 km da alimentare a “non alimentare e/o fiori”.
•     polveri PM10 e PM2,5: dai dati validati dal Ministero dell'Ambiente e citati a pag. 32 e 33 della Fase Istruttoria della Valutazione di Impatto Ambientale dal Gruppo Istruttore su base di dati ENEL, risulta che, nell’anno 2000 il polo energetico dell’Alto Lazio ha emesso polveri nelle quantità di:1.152 tonn/a di polveri totali e 748 tonn/a di PM 10 di cui 100 tonn/a per traffico navale, 82 tonn/a per traffico autoveicolare, 56 tonn/a per riscaldamenti domestici, anche se i dati dell’Osservatorio Ambientale di Civitavecchia, relativi all’anno 2004, dichiarano quantità di polveri ed altri inquinanti, inclusi quelli derivanti dalla produzione energetica, in quantità nettamente superiori.  
Alle problematiche connesse con le emissioni in atmosfera, occorre aggiungere "il valore aggiunto" alla polverosità ambientale di tutta l'area conseguente alla movimentazione delle "materie" prime e seconde necessarie al funzionamento dei gruppi termoelettrici che ammonta a circa 6 milioni di tonnellate anno di materiali solidi, con un rilascio ipotizzato di polveri di 6.000 t/anno.
•    anidride carbonica - Relativamente alle emissioni di (CO2) a pag. 18 della V.I.A. si legge che “in seguito alla trasformazione dell’impianto è previsto un incremento delle emissioni di CO2 pari a circa 2 MT/anno.” Già nel 2005, pur funzionando a regime ridotto, le emissioni di CO2 della centrale, pari 2,9 milioni di tonnellate, hanno superato il tetto delle quote assegnate del 30% e con la produzione funzionante a pieno regime, sono previste emissioni pari a 10,3 milioni di tonnellate all’anno.

e)    Le presenti osservazioni seguono la numerazione delle pagine, dei capitoli e dei paragrafi del Piano finanziario
 A pag.5 si legge che l'energia elettrica prodotta con diritto al riconoscimento dei certificati verdi è quantificata essere pari al 50% dell'energia lorda prodotta dall'impianto (4,85 MWh pari alla metà di 9,7 MWh lordi prodotti).

Osservazioni

1) la percentuale del 50% non è sostanziata da alcuna disposizione di legge né prassi consolidata. Il riferimento corretto è alla frazione biodegradabile degli RSU sottoposti a pirolisi. Qualora il sottovaglio, composto in gran parte dalla parte putrescibile degli RSU, andasse interamente alla produzione di BIOSTABILIZZATO, questa frazione sarebbe pari a zero. In questo caso l'energia elettrica prodotta sarebbe tutta derivata da materiale non biodegrabile e quindi senza diritti al riconoscimento dei certificati verdi. In conclusione, se, come è corretto assumere, tutta la frazione biodegradabile degli RSU fosse indirizzata al BIOSTABILIZZATO, l'energia elettrica prodotta dalla pirolisi della parte restante di RSU non dovrebbe essere finanziabile con certificati verdi.

2) in ogni caso sembra scorretto assumere a riferimento l'energia elettrica prodotta AL LORDO degli autoconsumi pari a ca. 2,5 MWh. L'energia immessa in rete è quindi pari a 7,2 MWh come risulta dalla Relazione Tecnica a pag. 9.

Il combinato delle due osservazioni porta ad osservare che la tariffa per tonnellata di RSU trattati indicata nel PIANO FINANZIARIO a pag. 5, oltre ad essere estremamente più cara per l’utenza che attualmente sostiene un costo di circa € 56 per tonnellata smaltita, potrebbe risultare largamente sottostimata e tale da mettere in discussione la sostenibilità finanziaria dell'impianto proposto.

La scrivente Associazione, alla luce delle osservazioni di cui sopra, nella convinzione di aver dimostrato i gravi ed irreparabili guasti che il progetto proposto produrrebbe sull’ambiente e sulla salute delle popolazioni, ritenendo inoltre che lo studio d’impatto ambientale presenti gravi ed incolmabili lacune, chiede che vengano esaminate attentamente tutte le questioni qui evidenziate - esprimendosi singolarmente su di esse - pronunciando al termine parere negativo. Chiede già fin d’ora copia del giudizio di compatibilità ambientale che sarà rilasciato.
Civitavecchia, 11.02.2008

La responsabile locale Civitavecchia       Simona Ricotti                     
Il responsabile regionale Lazio                Elio Romano                          
Il portavoce nazionale                              Ciro Pesacane
                                


Documenti allegati:

1.    Delibera di Giunta n.117 del 02/08/2007
2.    Bando indicativo per la Finanza di Progetto del Comune di Civitavecchia
3.    Delibera Consiglio del comune di Civitavecchia n. 110 del 10.11.2003
4.    Scheda Assocostieri -dati 1993 - 2004
5.    Mortalità e Ricoveri ospedalieri nell’area industriale di Civitavecchia, anni 1997 -2004 (V.Fano, F.Forastiere, P.Papini, V.Tancioni, A.DiNapoli, C.A. Perucci)
6.    “Forlì e i rifiuti: le ragioni della preoccupazione, i motivi della riflessione”
7.    “Mortalità per linfomi non Hodgkin nel periodo 1981 – 2001 nei comuni italiani con inceneritori di rifiuti solidi urbani” (Fabrizio Bianchi- Fabrizio Minichilli della Sezione epidemiologia, Istituto di Fisiologia clinica – CNR Pisa)
8.    “Rassegna su rischi degli inceneritori per la salute umana” (Fabrizio Bianchi 1,2, Michela Franchini 3,1, Nunzia Linzalone 1)1 Sezione di Epidemiologia, Istituto di Fisiologia Clinica, CNR, Pisa 2 Osservatorio di Epidemiologia, Agenzia Regionale di Sanità della Toscana, Firenze 3 U.O. Epidemiologia, Azienda USL di Empoli)
9.    Impatto sanitario dell’incenerimento di RSU (Federico Balestreri ISDE – Cremona)
10.    Rischi di sarcoma in rapporto all’esposizione ambientale a diossine emesse dagli inceneritori: studio caso controllo della Provincia di Venezia
(P. Zambon E Bovo S. Guzzinati Registro Tumori del Veneto; P.Ricci – ASL Mantova e consulente scientifico del Comune di Venezia; M.Gattolin, F.Chiosi, A. Casula Settore politiche ambientali della Provincia di Venezia)



  

 
Forum Ambientalista - Via S. Ambrogio, 4 - 00186 - ROMA - Tel e fax 06.45449948 06.68392183 - Copyright® 2008 - Tutti i diritti riservati - Micagi Master